Sono passati 14 anni. Eppure, se chiudo gli occhi, sento ancora quel rumore sordo che saliva dalla terra, il sapore della polvere di calce in gola e il silenzio surreale che avvolgeva le strade, le piazze e i paesi dopo i crolli.
Per molti, oggi è solo una data sul calendario. Per chi era in Emilia in quel maggio del 2012, è una cicatrice che non fa più male, ma che continua a raccontare una storia.
Il ricordo del volontario
Ricordo il viaggio da Biella per Novi di Modena, con l’ansia mischiata alla paura di non sapere cosa avrei trovato, seppure non fosse il mio primo terremoto, ma anche la voglia di arrivare con la consapevolezza nel sapere che avrei fatto qualcosa di utile, che avrei conosciuto persone nuove, ma soprattutto mi sarei portato a casa per sempre una nuova pagina di vita.
Una volta arrivati al Centro Operativo di Carpi, trovare il nostro Responsabile, sceso qualche qualche giorno prima, mi ha subito tranquillizzato, da lì a poco saremmo stati dislocati a Novi di Modena, presso il campo “Angelina”, un campo nato da da alcuni ragazzi del paese in collaborazione con il gruppo comunale di protezione civile locale.
Ricordo le divise di vari colori, gialla e blu della protezione civile, arancione delle ANPAS, semplici giubbini gialli, ma in tutti i volti che vedevo leggevo la stanchezza infinita nelle ossa, ma anche quella forza incredibile nel volere esserci nel dare una mano che nasce quando non hai più nulla se non il vicino di tenda.
E così in quella settimana, nella quale sono nate parecchie amicizie che porto ancora nel cuore, ho avuto modo di documentare alcuni danni di Novi di Modena, grazie anche alla popolazione stessa che mi ha permesso di raccontare alcuni spaccati di vita personale, che si era fermata alla scossa del 20 maggio alle ore 04.03.52 italiane.
La terra che è tornata a fiorire
Oggi i centri storici sono tornati a splendere, i campanili svettano di nuovo e le fabbriche hanno ripreso a produrre eccellenza. La ricostruzione fisica è quasi ultimata, ma quella dell’anima continua nel ricordo di chi non c’è più e nel valore che diamo, oggi più che mai, alla parola comunità.
Quattordici anni dopo, il mio pensiero va alle vittime e a tutte le famiglie che hanno dovuto ricominciare da zero. Essere stati lì, in mezzo a quel fango e a quella speranza, è stato un onore che mi porto dentro ogni giorno.
Un plauso va alla capacità tutta emiliana di rimboccarsi le maniche prima ancora di aver finito di piangere. “Teniamo botta” non era solo uno slogan, era il nostro battito cardiaco.
L’Emilia non dimentica. Noi non dimentichiamo.
Podcast: Emilia 2012: La terra trema – il ricordo
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